LUCCHINELLI EXPERIENCE

Marco Lucchinelli è stato Campione del Mondo di Velocità della 500 cc nel 1981 alla guida di una Suzuki.

Fausto Ricci noto per le sue performance nelle competizioni del motomondiale nella classe 250 e 500 degli anni ’80, da quando smette le gare si dedica completamente a seguire i team e all’insegnamento, presso diverse strutture motociclistiche.

Cristiano Lucchinelli, scomparso da qualche anno,  figlio d’arte e pilota istruttore da sempre per Kawasaki , Ducati e molte altre prestigiose marche e scuole di pilotaggio. Ha fondato la Lucchinelli Experience, è sempre stato disponibile e responsabile per i corsi dedicati al sempre più vasto mondo di biker al femminile.

Oggi la Lucchinelli Experience è ormai una realtà consolidata ed organizzata, che ha nelle proprie corde obiettivi chiari.

CHI SIAMO

La Lucchinelli Experience è costituita nel 2014 da Cristiano Lucchinelli, Fausto Ricci e Marco Lucchinelli.

L’idea è nata per la loro volontà di costituire una scuola per trasmettere ai partecipanti  la loro esperienza, le capacità tecniche della guida della moto e la passione al mondo delle due ruote.

Marco Lucchinelli

Marco Lucchinelli (Ceparana, 26 giugno 1954) è un pilota motociclistico italiano ritiratosi dalle competizioni.

Vincitore del campionato del mondo nel 1981 nella classe 500 su Suzuki.

Carriera

Quasi completamente a digiuno di corse, esordì nel 1974 con una Aermacchi 250 nella cronoscalata Saline di Volterra-Volterra. Nel 1975 Roberto Gallina gli fece provare sul circuito del Mugello una Laverda 1000 a tre cilindri categoria Endurance: cadde quasi subito rompendosi il naso, ma i risultati ottenuti lo convinsero ad iscriversi sia al campionato nazionale che nel motomondiale classe 350 utilizzando una Yamaha.

Nello stesso anno partecipò ad altre prestigiose gare, tra cui le “24 Ore” del Montjuich (una delle edizioni più combattute), di Spa-Francorchamps e di Le Mans e la 1000 km del Mugello, dimostrando un grande talento nel guidare sulla pista bagnata, caratteristica che non perderà mai. Nel 1976 Gallina lo affiancò ad Armando Toracca, ex MV Agusta, su una Suzuki in 500. Contrariamente a Toracca, Lucchinelli ottenne buoni risultati, classificandosi quarto in classifica generale dopo due secondi, un terzo ed un quarto posto.

Soprannominato “cavallo pazzo”, il suo stile spericolato attirava nei circuiti una grande quantità di pubblico, anche se le cadute, frequenti e spesso dolorose, gli impedivano di portare a termine molte gare. Molto abile nell’adattarsi a moto e circuiti nuovi (per questo, nonostante il suo basso numero di vittorie, viene incluso tra i grandi del motociclismo), per molto tempo preferì gareggiare affidandosi a squadre private piuttosto che “ufficiali”: nella stagione 1977 fu coinvolto nella fallimentare (poiché terminò i soldi a metà anno) esperienza del Life Helmets Racing Team, mentre l’anno successivo corse con una Bimota-Yamaha 350, delle Suzuki RG 500 sponsorizzate dalla Cagiva e una Yamaha TZ 750.

Anche nel 1979 (anno in cui correva da privato, sempre con una Suzuki RG) non ottenne risultati di rilievo e al termine del campionato raggranellò solo 11 punti in classifica. L’anno seguente, ritornato nelle file del Team Gallina, colse il suo primo successo mondiale nel Gran Premio di Germania al Nordschleife. Lucchinelli con il suo giro veloce 8:22.2 detiene il record motociclistico della pista da 22835 m che non può essere battuto visto che dall’anno successivo la pista venne portata a 20832 m (in questa configurazione il record è 7:49.71 di Helmut Dähne nel 1993). Chiuse la stagione al terzo posto con 59 punti dietro Kenny Roberts e Randy Mamola. Nel 1981 vinse il mondiale dominando la scena grazie a cinque vittorie (Francia, Olanda, Belgio, San Marino e Finlandia) e 105 punti complessivi.

Sempre negli stessi anni si aggiudicò anche due titoli nel Campionato Italiano Velocità, sia nel 1980 che nel 1981, sempre in 500.
Lucchinelli in un’immagine del 1981.

Dal carattere gioviale ed amichevole, Lucchinelli fu il primo motociclista a cantare al Festival di Sanremo (nell’edizione 1982) e il primo a sperimentare le saponette battezzate “istrice”, con gli aculei di gomma sulle ginocchia della tuta. Nel 1982 passò alla Honda, che all’epoca era tecnicamente inferiore alla Suzuki, e il 2 maggio dello stesso anno, mentre stava lottando per la prima posizione con Franco Uncini, cadde a 220 km/h rischiando di uccidere alcuni spettatori: uscì quasi illeso dall’incidente (frattura dello scafoide della mano e contusioni al piede), ma la paura provata gli frenò la carriera.

Come disse qualche giornalista dell’epoca, da quel momento Marco “non fu più un pilota speciale” e dovette accontentarsi sia con la Honda che con la Cagiva (scuderia in cui era tornato nel 1984 e con la quale chiuse la sua avventura nel motomondiale nel 1986) di finire in zona punti senza più riuscire a lottare seriamente per la vittoria. Tuttavia non si ritirò: Lucchinelli ottenne nel 1987 la vittoria della “Battle of the Twins” a Daytona in sella a una Ducati 851 e nel 1988 corse il Campionato mondiale Superbike ancora in sella a una Ducati, con la quale ottenne due vittorie e di cui divenne qualche tempo dopo team manager. Da team manager vinse un titolo nel 1990 con Raymond Roche.

Nel 1991 fu arrestato e condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per possesso di cocaina.

Le sue ultime gare in moto risalgono al 1995, quando corse il campionato Europeo Supersport con una Ducati 748 del team Alstare, finendolo al 12º posto.

Ritiratosi definitivamente dalle competizioni, continua a frequentare il mondo del motociclismo in qualità di commentatore televisivo dei Gran Premi per Eurosport. Nel 2007 è diventato uno degli ospiti fissi del programma “Fuorigiri” su Italia 1, in onda dopo le gare della MotoGP.

Il 2 giugno 2017, nel fine settimana del GP d’Italia del 2017, viene inserito nella Hall of Fame del motomondiale.

PILLOLE
“Dicono di te

Lucky canta la sigla di Cielo – Motogp

“Vederlo guidare è impressionante: il modo in cui disegna le linee e corre dandoti l’impressione di essere a passeggio è qualcosa di grandioso, impostando una guida bella, all’italiana, senza elettronica. Si ferma, si leva il casco e sa già tutto di come guidiamo nonostante fosse rimasto sempre davanti. ”